Accam: Legambiente per la chiusura dell’impianto
Con il 65% di raccolta differenziata, alla provincia di Varese non serve un inceneritore - Stasera l'assemblea dei soci...
Al punto in cui si è arrivati, impossibile vedere una soluzione ambientalmente ed economicamente sostenibile per l’inceneritore di Busto Arsizio. Così pensa Legambiente in merito agli scenari fin qui resi noti sulla vicenda Accam.
Di fronte ad un impianto di incenerimento inquinante e non concorrenziale, ancora nessuna ipotesi praticabile è stata trovata per mettere la parola fine alla discussione sul futuro dell’impianto che si trascina ormai da troppo tempo e su cui le gestioni del passato pesano come un macigno.
«Anche se non indolore per le casse comunali, la chiusura dell’impianto entro il 2017 è l’unica praticabile. I cittadini e le amministrazioni del varesotto, con i fatti, hanno dato prova che questo impianto di incenerimento non ha più ragione d’essere. La provincia di Varese infatti, è tra le più virtuose d’Italia avendo già superato la quota di 65% di raccolta differenziata, soprattutto di rifiuti organici e imballaggi, ben prima dell’obiettivo del 2020 posto dalla legge – commenta Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia – Rimettere in gioco investimenti per adeguare gli impianti all’autorizzazione ambientale sulle emissioni, pari a 4,3 milioni di euro, e altri 11 milioni per la conversione al trattamento dell’umido, tra l'altro in concorrenza diretta con quanto già previsto a Legnano, ci sembra una follia. Interventi necessari ma inutili senza una visione a lungo termine e una prospettiva certa».
E’ evidente il fallimento dell’ipotesi di riconversione dell’impianto. Oggi il tempo è scaduto. Occorre prendere atto che l’evoluzione della produzione e gestione dei rifiuti permette solo soluzioni che abbiano a che fare con la dismissione degli impianti di incenerimento e l’avvio di nuove fabbriche di riutilizzo, riuso e riciclaggio dei materiali.
Legambiente Busto Arsizio










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